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Da Diego de
Siloe (?)
(Victoria
and Albert Museum, Londra))
![]() Diego de Siloe Rilievo in alabastro Victoria and Albert Museum; Londra |
La Vergine è
rappresentata a mezza figura; con la mano sinistra regge un libro, con l'altra sostiene il Bambino che, in piedi, si protende in un abbraccio. Questa immagine giunge sulle targhe di devozione dalla scultura del Rinascimento. In particolare si possono riscontrare analogie iconografiche e formali in un bassorilievo in alabastro di Diego de Siloe (Victoria and Albert Museum, Londra). |
| Le sorprendenti
analogie con il rilievo in alabastro di Diego De Siloé pongono tuttavia alcuni interogativi sulla relazione fra queste immagini. Infatti nelle targhe ceramiche all'impaginazione ampia e accurata della figura della Madonna, a stento trattenuta dai profili della cornice, si contrappone lo scatto «gotico» del Bambino, mentre nel rilievo di Diego de Siloé la parte inferiore della figura del Bambino appare corretta in una più pacata composizione cinquecentesca. in particolare si sottolinea come il graffito sia soluzione tecnica propria della ceramica e la sua presenza nelle targhe è fatto originale, per cui rimane senza risposta l'interrogativo se e quali rapporti esistano tra il graffito presente nei capelli dell'ovale di Diego De Siloé (prima metà del Cinquecento) e quello sulle targhe ceramiche (prima metà del Seicento). E' dagli inizi del '500 che si diffonde la produzione di bassorilievi a soggetto mariano, ottenuti da stampo, ed è quindi probabile che i più antichi esemplari di targhe con questa iconografìa, eseguite in scagliola, terracotta e cartapesta, appartengano a quel secolo. Uno dei più antichi che si conosca, probabilmente proprio del sec.XVI, è quello venerato nella Chiesa di Castel Dei Dritti di Bologna. Solo dagli inizi del '600 possono essere datati gli esemplari in ceramica, con rivestimenti ad ingobbio e policromia a ferraccia e ramina, |
![]() Targa in terracotta ingobbiata e graffita con policromia a ferraccia e ramina,sotto vetrina. Imola, prima metà sec. XVII. |
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Il tipo, nel
Seicento, è spesso caratterizzato dal millesimo scritto in rilievo negli angoli in alto. Questa data, normalmente, è ripetuta per ricalco nei vari esemplari, ma in alcuni casi è aggiornata in pittura a date successive. La data, così vistosa, non èriferibile a un dato di fabbrica: la tradizione vuole che essa sia testimonianza portentosa in quanto coincidente con la data del ritrovamento dell'immagine della B. V. del Rio, in diocesi di Imola, detta anche B.V. del Pilastro, o B. V. di Gesso. (cfr. B. V. del Rio |
| Molte sono le
varianti nei caratteri ceramici e nelle forme di incorniciatura; già dall'inizio del sec. XVIII, infatti, sono prodotte in fabbriche emiliane targhe simili che presentano, tuttavia, il Bambino in atteggiamento più statico e, a volte, entrambe le figure incoronate Il medesimo modello è prodotto anche in fabbriche di altre regioni Nella ceramica Toscana possiamo trovarlo con la composizione arricchita dalla figura di S. Giuseppe |
![]() Targa in terracotta ingobbiata e graffita con policromia a ferraccia e ramina,sotto vetrina. Manifattura emiliabna (?) datata 1729 |
![]() Targa in terracotta ingobbiata con policromia sotto vetrina. Manifattura romagnola Metà sec. XVIII. Tabernacolo devozionale Appennino Tosco Emiliano fotoM.Cecchetti, 1980 |
Alcuni cenni di
ricerca sulla derivazione iconografica sono in: M. CECCHETTI, Derivazione
e autonomia, |
Di questa
produzione popolare, di derivazione rinascimentale,
(L' elenco verrà aggiornato e completato)
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