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Da Benedetto da
Maiano(1442-1497)
(National
Gallery of Art di Washington):
| Immagine di
Madonna, rappresentata a mezza figura, con il Bambino, ignudo, posto in piedi sul lato destro. La Vergine tiene gli occhi abbassati in una espressione pensosa, con la mano destra sembra scherzare con i piedi del Bambino, mente con la sinistra lo sostiene e lo abbraccia docemente. Il Bambino, che guarda gioioso verso l'osservatore, abbraccia il collo della Madre e con la mano sinistra tiene i cordoni del manto di Lei. |
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Sull'origine delle targhe
ceramiche di devozione l'ipotesi è che esse abbiano i
progenitori nel '400.
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![]() Targa ceramica, modellata da stampo, in terracotta ingobbiata con policromia e graffito sotto vetrima. Manifattura imolese, secondo decennio sec. XVII. (Tabernacolo devozionale, Appennino Bolognese, foto M. Cecchetti, 1980) |
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| Il bassorilievo in marmo, ora alla National Gallery of Art di Washington, già attribuito al Rossellino, è ora da tutti riconosciuto come opera di Benedetto da Maiano. II rilievo proviene dalla Collezione Bardini di Firenze, da dove passò alla Raccolta Liechtenstein di Vienna e poi alla Fondazione Samuel F. Kress di New York. Fu riprodotto già dal Cinquecento, calcato in più esemplari, in terracotta, stucco, cartapesta e altri conglomerati plastici; a quel secolo risalgono anche le prime traduzioni in maiolica, che hanno una ricca policromia, molto accurata nei dettagli, analitica e attenta a definire il rappresentato. Nel Seicento si inaugura ivece una produzione decisamente seriale, in terracotta ingobbiata e graffita con policromia di ferraccia e ramina sotto vetrina, per opera delle fabbriche imolesi. Ad Imola l'immagine veniva eseguita coi caratteri ceramici tipici del luogo: il rivestimento è ad ingobbio, graffito in modo da "risparmiare " sul fondo il disegno, poi colorato con ferraccia e ramina, quindi rivestito di lucida vetrina. Gli ornati, ad intrecci fitomorfi, ripetono quelli del vasellame domestico. Il disegno è tracciato da un graffito acuto e funzionale. I caratteri della decorazione sono sintetici e liberi di tradurre in un nuovo linguaggio più popolare. i dati formali originari; a ciò concorre in parte la scontornatura, che segue il profilo delle figure eliminando il piano di fondo che era di riferimento prospettico per lo"stiacciato", ormai adibito a nuove espressività. Dal Settecento la produzione si fa ancora più diffusa e viene abbandonato l'ingobbio scuro per uno più chiaro, decorato con vivace policromia (bianchetto o mezzamaiolica). Nel corso del tempo gli stampi mostrano i segni del lungo uso: le immagini hanno dimensioni ridotte a causa dell'essiccazione dell'argilla nei molti passaggi successivi da calco a stampo (circa i 7 % ad ogni passaggio). In altri casi il modello è completamente rigenerato con una nuova plasticatura, che naturalmente aggiorna i caratteri formali dell'immagine. Il tema iconografico fu tramandato con fedeltà da padre in figlio, da bottega a bottega, senza soluzione di continuità, lungo un arco di quattro secoli di tradizione che giunge fino ai giorni nostri. Sulla derivazione di questo tipo
iconografico |
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Di questa
produzione popolare, di derivazione quattrocentesca, Fra queste
ricordiamo: Beata Vergine dei
Callligari, Imola
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