Da Benedetto da Maiano(1442-1497)
(National Gallery of Art di Washington):

 

Immagine di Madonna,
rappresentata a mezza figura,
con il Bambino, ignudo,
posto in piedi sul lato destro.
La Vergine tiene gli occhi abbassati
in una espressione pensosa,
con la mano destra sembra
scherzare con i piedi del Bambino,
mente con la sinistra lo sostiene
e lo abbraccia docemente.
Il Bambino, che guarda gioioso verso l'osservatore,
abbraccia il collo della Madre
e con la mano sinistra
tiene i cordoni del manto di Lei.

Sull'origine delle targhe ceramiche di devozione l'ipotesi è che esse abbiano i progenitori nel '400.
La creta della loro stirpe venne plasmata dai vari Donatello,Rossellino, Maiano, Desiderio...
Su questa origine toscana, rinascimentale, del fenomeno "targhe devozionali in ceramica"
ho indagato - a mio tempo- con una certa tenacia, riconoscendo legami e discendenze iconografiche
(allora misconosciuti e oggi dati per scontati), senza per altro giungere ad un quadro certo
sul piano storico-documentaristico.
Che questa fosse una pista ricca di possibili scoperte mi fu confermato dal compianto Ulrich Middeldorf.
Quando mi rivolsi a lui per un parere , mi incoraggiò nella ricerca, senza lesinare informazioni inedite,
indicazioni d'archivio e bibliografìche puntualissime.
Devo dire che di tanta generosità non poi ho fatto buon uso
poiché le mie indagini oggi (2003) sono dove erano allora (1984).
A volte immagino che questo capitolo della scultura rinascimentale forse non potrà mai essere scritto,
in quanto dovrebbe trattare di fatti che giacciono fra stratificazioni non raggiungibili dalla storiografìa,
a quella particolare profondità detta "delle culture orali", dove si è sedimentato tutto ciò che ha vissuto e si è evoluto
anche senza bisogno di essere registrato in diari, appunti di bottega, regesti, catasti, inventari, epistolari.
Tuttavia resta il DNA iconografico quale incontrovertibile prova.
In particolare per Benedetto da Maiano pare significativo sottolineare quanto già notò J. Pope Hennessy
a proposito dei modi dell'operare della sua bottega ,come si ricavano leggendo l'inventario,
redatto alla morte dello scultore, degli oggetti esistenti nel laboratorio e nell'attiguo magazzino.
La grande quantità di manufatti in gesso e di modelli in terracotta enumerati
rivela come fosse usuale il lavoro per "stampatura"; infine acquista, particolare valore - per la mia ipotesi -
la presenza nell'elenco di un "cavo di mezzo rilievo": uno stampo — si crede di poter interpretare —
atto a riprodurre lo stesso rilievo in più esemplari.
Recenti studi sulla riscoperta della scultura n terracotta da parte di Donatello e altri operanti attorno a Masaccio,
alle "origini del Rinascimento", sembrano ora dare ulteriore spessore storico all'ipotesi.


Maria Cecchetti

 


Targa ceramica, modellata da stampo,
in terracotta ingobbiata
con policromia e graffito sotto vetrima.
Manifattura imolese, secondo decennio sec. XVII.

(Tabernacolo devozionale, Appennino Bolognese, foto M. Cecchetti, 1980)
Il bassorilievo in marmo,
ora alla National Gallery of Art di Washington,
già attribuito al Rossellino,
è ora da tutti riconosciuto come opera di Benedetto da Maiano.
II rilievo proviene dalla Collezione Bardini di Firenze,
da dove passò alla Raccolta Liechtenstein di Vienna
e poi alla Fondazione Samuel F. Kress di New York.
Fu riprodotto già dal Cinquecento, calcato in più esemplari,
in terracotta, stucco, cartapesta e altri conglomerati plastici;
a quel secolo risalgono anche le prime traduzioni in maiolica,
che hanno una ricca policromia, molto accurata nei dettagli,
analitica e attenta a definire il rappresentato.
Nel Seicento si inaugura ivece una produzione decisamente seriale,
in terracotta ingobbiata e graffita
con policromia di ferraccia e ramina sotto vetrina
,
per opera delle fabbriche imolesi.
Ad Imola l'immagine veniva eseguita
coi caratteri ceramici tipici del luogo:
il rivestimento è ad ingobbio,
graffito in modo da "risparmiare " sul fondo il disegno,
poi colorato con ferraccia e ramina,
quindi rivestito di lucida vetrina.
Gli ornati, ad intrecci fitomorfi,
ripetono quelli del vasellame domestico.
Il disegno è tracciato da un graffito acuto e funzionale.
I caratteri della decorazione sono sintetici
e liberi di tradurre in un nuovo linguaggio più popolare.
i dati formali originari; a ciò concorre in parte la scontornatura,
che segue il profilo delle figure eliminando il piano di fondo
che era di riferimento prospettico per lo"stiacciato",
ormai adibito a nuove espressività.

Dal Settecento la produzione si fa ancora più diffusa
e viene abbandonato l'ingobbio scuro per uno più chiaro,
decorato con vivace policromia (bianchetto o mezzamaiolica).
Nel corso del tempo gli stampi mostrano i segni del lungo uso:
le immagini hanno dimensioni ridotte
a causa dell'essiccazione dell'argilla
nei molti passaggi successivi da calco a stampo
(circa i 7 % ad ogni passaggio).
In altri casi il modello è completamente rigenerato
con una nuova plasticatura,
che naturalmente aggiorna i caratteri formali dell'immagine.
Il tema iconografico fu tramandato con fedeltà
da padre in figlio, da bottega a bottega,
senza soluzione di continuità, lungo un arco di quattro secoli
di tradizione che giunge fino ai giorni nostri.

Sulla derivazione di questo tipo iconografico
erano state tratto conclusioni errate:
M. C
ECCHETTI, Derivazione e autonomia,
in Religione arte e classi subalterne, Bologna 1977.
A. C
ORBARA, Ancora sui tardi monumenti, in "Faenza", 1978.

Le indicazioni corrette per la derivazione sono in:
M. C
ECCHETTI, Il Catalogo delle targhe devozionali
al Museo di Faenza,
in "Faenza", a. LXVIII, n. 5-6, 1982.
M. C
ECCHETTI, Targhe devozionali dell'Emilia Romagna,
Cinisello Balsamo (MI), 1984.


Targa ceramica, modellata da stampo,
in terracotta ingobbiata
con policromia sotto vetrima.
Manifattura imolese,
secondo decennio sec. XVIII.

(Tabernacolo devozionale,
Appennino Bolognese, foto M. Cecchetti, 1980)


Targa ceramica, modellata da stampo,
in terracotta ingobbiata
con policromia e graffito sotto vetrima.
Manifattura imolese, secondo decennio sec. XVII.

Coll. Privata.

 

Di questa produzione popolare, di derivazione quattrocentesca,
restano moltissimi esemplari, conservati in raccolte,
venerati in santuari, esposti nei tabernacoli agresti.
Fra tutti i modelli toscani questo, derivato dal rilievo
di Benedetto da Maiano al museo di Washington
ha goduto di una straordinaria fortuna devozionale
Le Madonne, derivate daquesta immagine,
esposte in tabernacoli agresti,
furono oggetto di particolare devozione popolare,
tanto che per molte di esse si tramandano tradizioni e leggende di miracoli e prodigi.
Tolte dalle prime esposizioni precarie,
furono accolte sugli altari di cappelle, chiese e santuari.

Fra queste ricordiamo:

Beata Vergine dei Callligari, Imola
Beata Vergine del Carnine di Toscanella, Imola
Beata Vergine del Conforto, Chiesa dei Cappuccini di Imola
Beata Vergine del Monticino, Brisighella
Beata Vergine del Presidio, RioloTerme
B.V. del Presidio di Casalfiumanese
Beata Vergine del Soccorso di Bagnara di Romagna
Beata Vergine della Consolazione, di Rocca delle Caminate
Beata Vergine della Fognana, Tebano
Beata Vergine della Provvidenza (detta: della Marconcina), Imola
Beata Vergine della Misericordia (detta: della Rivacciola). Imola
Beata Vergine della Salute, Solarolo, Ravenna
Beata Vergine delle Grazie di Pieve San Prospero
Beata Vergine delle Grazie di Tredozio
Beata Vergine dell'Istituto Marri di Faenza (Maria Madre della Chiesa)
Beata Vergine di Brasa (Auxilium Cristianorum), Castel d'Alano , Bologna
Beata Vergine di Monte Meldola, Codrignano
Beata Vergine di Sellustra, Bologna
Beata Vergine di Sulo, Filetto, Forlì

(L' elenco verrà aggiornato e completato)