
Beata Vergine del
Rosario
di Borgo Tossignano

Targa a rilievo,
modellata da stampo
in terracotta ingobbiata e graffita,
con policromia in ferraccia e ramina sotto vetrina.
Manifattura imolese.
Datata "1621"
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la
Vergine è rappresentata a mezza figura
e porta il Bambino semisdraiato sulle ginocchia,
rivolto verso sinistra a dialogare con S. Giovannino.
La Vergine tiene il capo reclinato
in modo da sfiorare con la guancia quello del Figlio.
Il Bambino ha la mano destra sollevata in gesto
benedicente.
San Giovannino, la cui figura entra solo a mezzo busto
nella composizione,
ha le braccia incrociate sul petto
e guarda verso il Bambino. |
Di
questo rilievo attribuito a Benedetto da Maiano
non se ne conosce l'eventuale originale in marmo,
ma solo esemplari in terracotta,
per alcuni dei quali, policromi, dorati e riccamente
incorniciati,
non si esclude la provenienza diretta dalla bottega del
maestro.
Del medesimo modello si conoscono
poche traduzioni cinquecentesche in maiolica ,
di produzione non chiarita.
Cinquecentesca è, ad esempio, una targa al Museo del
Louvre,
dipinta su lastra piana con un'immagine
i Madonna col Bambino che,
pur escludendo la figura di S. Giovannino,
appare con l'esatto disegno della nostra composizione a
rilievo
(GIACOMOTTI, Les
Majoliques, 1974, scheda n. 15)
Sicuramente imolesi sono invece
le uniche due traduzioni in ceramica graffita secentesche
a noi note
(la Madonna di Borgo Tossignano
e un esemplare in tabernacolo devozionale nei pressi di
Imola):
Queste sono targhe scontornate lungo il profilo delle
figure,
trattate con quel graffito "astratto" e
sensitivo c
he sigla la definitiva appropriazione dell'immagine
da parte della cultura popolare romagnola
La presenza di tale modello in Romagna
è tuttavia possibile già dal Cinquecento,
come si può ipotizzare dato che un superstite esemplare
in stucco
era esposto fino a pochi decenni or sono
in un tabernacolo devozionale nel centro storico di
Faenza. |
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La
storia di questo tema iconografico
è un problema abbastanza complesso
in quanto la medesima immagine appare
in alcuni dipinti attribuiti a Bartolomeo di Maestro
Gentile:
1) Madonna col Bambino, già nella Chiesa di S. Agostino
a Pesaro,
poi al Museo di Lillà (dat. 1497);
2) Madonna col Bambino e Santi,
Chiesa di S. Sebastiano a Monteciccardo, Pesaro;
3) Madonna col Bambino e Santi, Museo di Budapest (dat.
1488);
v. R. Van MARLE, Giovanni Santi,
Bartolomeo di Maestro Gentile
ed Evangelista di Pian di Meleto, in "Bollettino
d'Arte",
XXVI (1933), pp. 493-503, figg. 3, 4, 8.
Per precedenti attribuzioni a Giovanni Santi e
ad Evangelista di Pian di Meleto
v. A. VENTURI, Storia dell'Arte Italiana,
vol. VII,
La pittura del Quattrocento, parte II,
Milano 1913, p. 190, fig. 152. |
| Per
la derivazione delle ceramiche da Benedetto da Maiano: 1977
M. CECCHETTI, Derivazione e autonomia
nella produzione
ceramica devozionale emiliano-romagnola
(spunti di analisi iconografica), pp. 53-87, figg. 1-52,
in Ceramiche devozionali in Emilia-Romagna -
Religione arte e classi subalterne.
Materiali per una analisi critica, Bologna.
(con studi di: A. ARDIGO', Oggetti devozionali,
simboli culturali e soggettività;
A. EMILIANI, Per una organizzazione dello spazio e del
tempo -
Le immagini del patrimonio minore;
P. GUIDOTTI, Un rapporto dialettico: arte "popolare"
e arte "colta"
- Elementi per una analisi del fenomeno religioso
popolare;
A. NESTI, Simbolismo e classi subalterne;
L. PEDRAZZI, Ceramiche devozionali, sistema di
comunicazioni,
sistema sociale.
1982
M. CECCHETTI, Il catalogo delle targhe devozionali
emiliano-romagnole,
in "Faenza", LXVIII, nn. 5-6, pp. 328-332, tavv.
XCVII-CIII.
1984
M. CECCHETTI, Targhe devozionali dellEmilia
Romagna,
Cinisello Balsamo
(Catalogo delle raccolte del Museo Internazionale
delle Ceramiche in Faenza, n.1).
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