
B.V. del
Piratello
affresco attribuito a Sano di Pietro
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La B.V. del
Piratello, venerata
nell'omonimo Santuario, è il principale culto
mariano della diocesi di Imola.
Il dipinto ad affresco è attribuito a Sano
di Pietro (1406-1481, un
pittore senese autore di immagini mariane
particolarmente "affettuose" e care
alla devozione popolare (una di queste Madonne di
Sano, molto simile alla nostra del Piratello, è
venerata nella chiesa dei Santi Vitale e Agricola
a Bologna).
Il tema iconografico è quello detto della "Glycophilousa"
(colei che abbraccia dolcemente).
La leggenda di fondazione del Santuario narra che
nel 1483 un pellegrino di Cremona, chiamato Stefano
Mangelli, lungo la via per
Loreto, si fermò per pregare davanti
all'immagine della Vergine affrescata in un
tabernacolo che sorgeva sul ciglio della strada,
accanto ad un piccolo pero (da cui il nome "Piratello").
Il pellegrino Stefano unì alle preghiere il
gesto di porre una candela accesa sul bordo della
mensola, ma la candela si spense, poi cadde,
infine da sola ritornò accesa davanti
all'immagine. Con grande meraviglia, dopo aver
assistito agli strani comportamenti del lume sentì
una voce "che lo chiamò e comandogli chè
Egli dovesse andare alla città d' Imola, e dire
al popolo che volesse venire a fare un coperto al
pilastro".
Ebbero così inizio le vicende architettoniche
che portarono lungo i secoli alla costruzione
dell'attuale santuario. |

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L' immagine venne
riprodotta per la sua diffusione devozionale con
incisioni in xilografia o a bulino stampate su
carta, dal secolo XIX fu riprodotta anche in
targhe ceramiche, che vennero esposte in
innumerevoli tabernacoli lungo le vie.
In questo modello di targa l'immagine riproduce
l'originale in tutti i dettagli, compreso il
particolare della mano del Bimbo che stringe una
cocca del manto della Madre. Entrambe le figure
hanno corone patrizie sul capo, come nel ricco
frontale del Santuario.
Il modellato, eseguito con cura da mano esperta,
ha i caratteri di levigata e addolcita plasticità
propri delle immagini devozionali dell'Ottocento.
Moltissimi sono gli esemplari visti in
tabernacoli esterni, anche oltre i confini della
diocesi imolese (alcuni datati: 1840, 1846, 1865...).
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Le targhe con la B.V.
del Piratello risalenti alla metà del secolo XIX
hanno la cornice lavorata con effetti di
marmorizzazzione, più avanti la cornicetta sarà
dipinta a tinta piatta, come le vesti, con colori
accesi e scelti liberamente.
Gli esemplari più accurati hanno nuvolette di
liquido azzurro sullo sfondo, e gemme
minuziosamente punteggiate di colori vividi sulle
corone.
Nel cartiglio è sempre indicata in bruno la
dedicazione "B.V. del Piratello".
Si conoscono anche casi dove l'iscrizione porta
la contrazione dialettale "Piratel" o
anche "Pratello": il piccolo pero
accanto a cui si verificò l'evento epifanico che
diede origine al Santuario.
La produzione di queste targhe è da ritenersi
propria della fabbrica Bucci e poi della
Cooperativa Ceramica d'Imola, che conserva ancora
gli stampi originali . |
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Targa in terracotta con
policromia a freddo
manifattura imolese
seconda metà sec. XIX
Musei Comunali di Imola
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Qui
limmagine è arricchita da ornati che si
ispirano al frontale dargento che protegge
lantico affresco al Santuario. Si vedono
infatti tre figure di angioletti che sostengono
in volo le corone; nella centinatura in alto
trova posto l'occhio di Dio nel triangolo
raggiato; in basso al centro il cartiglio con la
dedicazione si intreccia in composizione con una
conchiglia, un bastone da pellegrino e una
candela accesa (simboli che richiamano l'evento
miracoloso che diede vita a questa devozione).
Anche i due tralci di rose uscenti dagli angoli
in basso vanno riferiti alla fioritura miracolosa
che avvenne in quell'occasione.
Narrano le cronache che nel 1617 con grande festa
la B.V. del Piratello fu tolta dalla sua antica
sede per essere trasportata in Imola per le
Rogazioni: Fecero i
religiosi un ingegno, per il quale lImmagine
si potesse meglio portare, e il Conte Giacomo
Pepoli di Bologna un manto di tela dargento
da rivestirla, inoltre limmagine fu
adornata con adornamento di legno indorato
e intagliato, da portare in Imola, con una
corona di argento grande piena di varie gioie, ad
effetto che con quella sia coronata ... |
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