B.V. del Piratello di Imola

tabernacolo ligneo, Appennino Bolognese. Foto Maria Cecchetti, 1980

 
B.V. del Piratello
affresco attribuito a Sano di Pietro

La B.V. del Piratello, venerata nell'omonimo Santuario, è il principale culto mariano della diocesi di Imola.
Il dipinto ad affresco è attribuito a
Sano di Pietro (1406-1481, un pittore senese autore di immagini mariane particolarmente "affettuose" e care alla devozione popolare (una di queste Madonne di Sano, molto simile alla nostra del Piratello, è venerata nella chiesa dei Santi Vitale e Agricola a Bologna).
Il tema iconografico è quello detto della "Glycophilousa" (colei che abbraccia dolcemente).
La leggenda di fondazione del Santuario narra che nel 1483 un pellegrino di Cremona, chiamato
Stefano Mangelli, lungo la via per Loreto, si fermò per pregare davanti all'immagine della Vergine affrescata in un tabernacolo che sorgeva sul ciglio della strada, accanto ad un piccolo pero (da cui il nome "Piratello").
Il pellegrino Stefano unì alle preghiere il gesto di porre una candela accesa sul bordo della mensola, ma la candela si spense, poi cadde, infine da sola ritornò accesa davanti all'immagine. Con grande meraviglia, dopo aver assistito agli strani comportamenti del lume sentì una voce "che lo chiamò e comandogli chè Egli dovesse andare alla città d' Imola, e dire al popolo che volesse venire a fare un coperto al pilastro".
Ebbero così inizio le vicende architettoniche che portarono lungo i secoli alla costruzione dell'attuale santuario.
Censimento Gruppo Giovani Parrocchia di San Pietro in Casale, 1985
L' immagine venne riprodotta per la sua diffusione devozionale con incisioni in xilografia o a bulino stampate su carta, dal secolo XIX fu riprodotta anche in targhe ceramiche, che vennero esposte in innumerevoli tabernacoli lungo le vie.


In questo modello di targa l'immagine riproduce l'originale in tutti i dettagli, compreso il particolare della mano del Bimbo che stringe una cocca del manto della Madre. Entrambe le figure hanno corone patrizie sul capo, come nel ricco frontale del Santuario.
Il modellato, eseguito con cura da mano esperta, ha i caratteri di levigata e addolcita plasticità propri delle immagini devozionali dell'Ottocento.
Moltissimi sono gli esemplari visti in tabernacoli esterni, anche oltre i confini della diocesi imolese (alcuni datati: 1840, 1846, 1865...).

Le targhe con la B.V. del Piratello risalenti alla metà del secolo XIX hanno la cornice lavorata con effetti di marmorizzazzione, più avanti la cornicetta sarà dipinta a tinta piatta, come le vesti, con colori accesi e scelti liberamente.
Gli esemplari più accurati hanno nuvolette di liquido azzurro sullo sfondo, e gemme minuziosamente punteggiate di colori vividi sulle corone.
Nel cartiglio è sempre indicata in bruno la dedicazione "B.V. del Piratello".
Si conoscono anche casi dove l'iscrizione porta la contrazione dialettale "Piratel" o anche "Pratello": il piccolo pero accanto a cui si verificò l'evento epifanico che diede origine al Santuario.
La produzione di queste targhe è da ritenersi propria della fabbrica Bucci e poi della Cooperativa Ceramica d'Imola, che conserva ancora gli stampi originali .
collezione privata


Targa in terracotta con policromia a freddo
manifattura imolese
seconda metà sec. XIX
Musei Comunali di Imola

Qui l’immagine è arricchita da ornati che si ispirano al frontale d’argento che protegge l’antico affresco al Santuario. Si vedono infatti tre figure di angioletti che sostengono in volo le corone; nella centinatura in alto trova posto l'occhio di Dio nel triangolo raggiato; in basso al centro il cartiglio con la dedicazione si intreccia in composizione con una conchiglia, un bastone da pellegrino e una candela accesa (simboli che richiamano l'evento miracoloso che diede vita a questa devozione). Anche i due tralci di rose uscenti dagli angoli in basso vanno riferiti alla fioritura miracolosa che avvenne in quell'occasione.
Narrano le cronache che nel 1617 con grande festa la B.V. del Piratello fu tolta dalla sua antica sede per essere trasportata in Imola per le Rogazioni: “
Fecero i religiosi un ingegno, per il quale l’Immagine si potesse meglio portare, e il Conte Giacomo Pepoli di Bologna un manto di tela d’argento da rivestirla”, inoltre l’immagine fu “adornata con adornamento di legno indorato e intagliato”, da portare in Imola, con una corona di argento grande piena di varie gioie, ad effetto che con quella sia coronata ...”

 

 

Serie di targhe ceramiche con la B.V. del Piratello
derivate da antichi stampi
produzione attuale della Cooperativa Ceramica d'Imola