Madonna
del Rio
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B.V. del Rio
o
"del Pilastro"
o
"di Gesso"
Fontanelice
Diocesi di Imola
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La Vergine è rappresentata a mezza
figura;
con la mano sinistra regge un libro,
con l'altra sostiene il Bambino che, in piedi,
si protende in un abbraccio. Per l'origine del
modello plastico
cfr. Madonna col Bambino
da Diego de Siloe
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Questa immagine
giunge sulle targhe di devozione
dalla scultura del Rinascimento.
In particolare si possono riscontrare analogie
iconografiche e formali
in un bassorilievo di Diego de Siloe (Victoria
and Albert Museum, Londra).
A quelle date infatti inizia una produzione di
bassorilievi a soggetto mariano,
ottenuti da stampo, ed è quindi probabile che i
più antichi esemplari di targhe
con questa iconografìa, eseguite in scagliola,
terracotta e cartapesta,
appartengano a quel secolo.
Uno dei più antichi che si conosca,
probabilmente del sec.XVI,
è quello venerato nella Chiesa di Castel Dei
Dritti di Bologna.
Solo dagli inizi del '600 possono essere datati
gli esemplari in ceramica,
con rivestimenti ad ingobbio e policromia a
ferraccia e ramina,
attribuibili alle fabbriche imolesi. Con molta
probabilità era una di queste
targhe imolesi l'immagine della Madonna di
Fontanelice,
detta "del Pilastro", o "del Rio",
o "di Gesso",
in quanto originariamente collocata in un
pilastro
a margine del Rio Canova, in territorio di Pieve
di Gesso.
Dell'immagine originale, già traslata dal suo
piccolo Santuario
alla Chiesa Parrocchiale di S. Martino di Gesso,
conosciamo solo le antiche riproduzioni a stampa
e alcune fotografìe, poiché è stata trafugata
nel 1974,
e sostituita con una copia.
Questa immagine si contraddistingue per la data a
rilievo
presente negli angoli in alto del riquadro:
"16 / 38". R
elativamente a questa data, così vistosa
da non essere riferibile a un dato di fabbrica,
la tradizione vuole che essa sia testimonianza
portentosa
in quanto coincidente con la data del
ritrovamento
della targa medesima, nel letto del Rio che
costeggiava il rondo Canova"
da parte di Giovanni Masi, proprietario del
terreno.
Lo strano ritrovamento, la corrispondenza "inspiegabile"
della data,
suggerirono al Masi di appendere l'immagine ad un
albero,
accanto al luogo del rinvenimento.
Risalirebbe al 1662 la costruzione di un pilastro
in muratura
per dare sede più stabile all'immagine,
subito al centro della devozione popolare.
Nel 1714 venne poi inaugurato il santuario,
progettato dall'architetto Domenico Trifogli
(oggi il Santuario è in abbandono). |
Bibliografia:
1988, GIOVANNI MAGNANI, Il
culto mariano nella Diocesi di Imola, Imola. |
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