La soluzione più naturale
per lesposizione
di unimmagine sacra in una struttura autonoma,
cioè slegata da un altro edificio: casa, stalla o
fontana,
è lesposizione ad un albero:
architettura naturale e struttura vivente,
sempre suggestiva, se non altro, per il suo disegnare
nello spazio la trama delle relazioni fra terra e cielo.
Sono
alberi che segnano i confini delle proprietà
e per questo scelti fra le specie non da frutto,
ma a vita secolare.
Lesposizione di una immagine su di essi risponde
simultaneamente a più motivazioni,
fra loro correlate: la qualità sacrale riconosciuta
agli alberi in più religioni,
la natura vivente della struttura espositiva,
la posizione confinale ad essa assegnata...
La prima proprietà di un albero confinale
è la sua inamovibilità, che garantisce la stabilità
dellesposizione nel tempo.
Si tratta però di una stabilità dinamica
poiché lalbero nel tempo muta
nelle dimensioni e nelle forme.
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Lesposizione di unimmagine
sacra su di un albero
è come un progetto aperto per un tempio la
cui costruzione
è pensata sempre in fieri,
ogni anno rinnovata da potature e riassetti
che ne modificano la forma in funzione dellimmagine
esposta.
In vecchie foto possiamo vedere alberi
che espongono immagini potati a fiorera,
o a nicchia, o a padiglione;
quei pochi che ancora oggi esistono
mostrano comunque accurate potature
alla biforcazione che accoglie il tempietto
per limmagine o, più semplicemente addobbi
di rampicanti appena un poco raccolti,
quel tanto che basta per dare risalto allimmagine
esposta.
Basti
pensare a quanti piccoli e grandi santuari
portano dedicazioni mariane di origine arborea
(dellOlmo, del Faggio, dellAcero, della
Quercia,
del Piratello, del Melo....)
per comprendere come quellantico albero prescelto
abbia avuto un privilegiato destino,
e come la natura di quella prima esposizione non avesse
certo intenzioni effimere.
(M.C.)
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