Pozzi e fontane
Appennino Bolognese, foto Maria Cecchetti, 1979
La scelta dei luoghi in cui erigere i tabernacoli di devozione
può dipendere da molte e varie cause,
certo è però che ad un osservatore appena attento
quei luoghi mostrano assetti architettonici tipici
e coordinate spazio-simboliche ricorrenti,
tanto che è possibile classificare i tabernacoli medesimi
secondo le varie tipologie di collocazione.
Una delle più importanti fra queste tipologie
è quella che raggruppa i tabernacoli costruiti presso luoghi
da cui sgorga o si attinge acqua,
come possono essere i pozzi e le fontane.
Nel paesaggio dell'Appennino Tosco Emiliano vediamo che
ogni borgo ha costruito per la sorgente più prossima
un piccolo edifìcio: esso può essere composto,
nei casi più complessi, da un deposito a pozzo coperto,
da cui, attraverso sfioratori per il troppo pieno,
l'acqua esce a colmare due vache collegate:
un abbeveratoio e un lavatoio.


Nei casi più semplici invece si può vedere una sola vasca
a cui fa da schienale il muretto di sostegno per il drenaggio.
L'opera muraria può essere semplicissima,
fatta di massi sovrapposti
e con la vasca scavata in un blocco monolitico,
oppure può anche essere arricchita da cornici,
fregi, mascheroni dalla cui bocca esce il getto dell'acqua,
od altri ornamenti che a volte, per il disegno ricercato,
risentono di lontani modelli "colti".
In ogni caso, tuttavia, la struttura del tabernacolo
che tanto spesso vi troviamo inserita
vi apporta una certa monumentalità,
senza modificare la funzionalità della struttura.
Quasi sempre le fontane hanno la presa d'acqua vicina
e vediamo che i muretti costruiti a sostegno del drenaggio,
o del piccolo serbatoio, che fa da sfondo alla vasca,
assumeno una certa consistenza architettonica
ed è qui che di solito trova sede, già in fase di progetto,
il tabernacolo per le immagini sacre.
In alcuni casi il tabernacolo si innalza sul muretto
assumendo la forma di una piccola guglia - o pilastrino -
a cui il muretto stesso si raccorda, salendo
secondo un profilo rettilineo a «capanna»
o seguendo una lieve curva introflessa.
E 'però più comune il tabernacolo a semplice nicchia,
dove il lavoro di muratura è ingentilito
dal disegno della centinatura,
sottolineata da una raggiera di conci o
da una cigliatura lavorata a scalpello.
La simmetria è la regola compositiva fondamentale
.

Nel caso di una fontana affiancata da un pozzo
l'immagine sacra può trovare spazio nel «timpano»
formato dagli spioventi del tettuccio di copertura.
Esistono, ovviamente, anche soluzioni più effìmere,
come possono essere le immagini di carta
affisse nel legno dello sportello che,
come una finestra, si affaccia nel pozzo; queste soluzioni,
anche se non comportano variazioni di tipo architettonico
sono ugualmente interessanti in quanto documentano
un'origine «spontanea» di quel legame ideale e simbolico
che vede la «sorgente d'acqua» come un «luogo sacro».
L'esistenza di precisi intenti simbolici è riconosciuta
sia da quegli studiosi di religiosità popolare
che interpretano il «tabernacolo devozionale»
come fenomeno di religiosità primitiva,
magica e fondamentalmente pagana,
sia da chi, più semplicemente,
ne valorizza la connotazione più palese e diretta,
di manifestazione devozionale cristiana,
tanto più che la liturgia è ricca, in ogni caso, di rituali
in cui l'acqua risponde, sempre con pienezza di senso,
alla molteplicità dei significati simbolici affidatele.

(MARIA CECCHETTI, I tabernacoli e le fontane, in "Nuèter",
1983. n. 2, pp. 56-58.

Fontane con immagini devozionali dell'Appennino Tosco Emiliano
(foto del censimento: M. Cecchetti 1980)