I tabernacoli a frontale

Fra le molteplici forme assunte
dalle microarchitetture espositive
delle targhe devozionali ne esiste una,
che definiamo "a frontale",
particolarmente diffusa
nell’Appennino Tosco-Emiliano,
si tratta di uno sviluppo
della più semplice forma a nicchia e,
come quest’ultima,
trova collocazione nelle parerti esterne delle stalle,
dei fienili e soprattutto delle abitazioni.
Di solito il lavoro è ricavato
da un blocco monolitico di arenaria,
al centro è scavato lo spazio in profondità
per accogliere la targa in ceramica,
attorno figurazioni simboliche
o semplicemente decorative formano la cornice.
Appennino Tosco Emiliano, foto. Maria Cecchetti, 1978.
Alta Valle del Savena, foto Maria cecchetti, 1978 Il profilo esterno del masso è tagliato
su di una forma base rettangolare,
qualche volta animata da motivi di centine,
cimase o altre forme mistilinee.
L’insieme ricorda quindi le immagini sacre
alveolate in frontali preziosi,
come se ne vedono in innumerevoli santuari.

Sono tabernacoli che animano
le antiche pareti di case contadine
con pochi movimenti di piani plastici,
scanditi da un netto lavoro di scalpello,
raccordati con leggere concavità
o convessità lungo le linee del disegno,
cosicché ogni particolare è ritagliato
da ombre e luci "polite".
Al centro sbocciano i colori
dell’immagine in ceramica.

Le figure sulla pietra traducono
in nuovi significati antichi
simboli apotropaici.
Angeli e mascheroni, spirali solari
e volute ioniche
appaiono come segni ambivalenti
di una metamorfosi culturale "in fieri".
I rapporti simmetrici dominano la composizione
dove lo scalpellino applica regole
di proporzione tratte
da un classicismo immemore e profondo,
acquisito come dato naturale,
nella prassi del suo tirocinio artigianale.

 

(cfr. bibliografia: M. CECCHETTI, 1982)