Il tabernacolo ligneo

Fra le varie tipologie del tabernacolo devozionale
quella del «tabernacolo ligneo» senza dubbio
ha l'apparenza di essere la più semplice
ed anche la più povera.
Se tali semplicità e povertà riducono al minimo
l'interesse stilistico - o artistico -
che possiamo rivolgere a questa «microarchittetura»
così comune,
essa non è altrettanto insignificante
dal punto di vista storico,
in quanto ha origini molto antiche:
la sua presenza nel paesaggio
è documentata almeno dal Cinquecento,
con stampe che illustrano libri liturgici
e fogli volanti devozionali.

La struttura del tabernacolo ligneo
di norma consiste in un tempietto
costruito con poche assicelle di legno:
una per il fondo, una per la mensola, due per i fianchi
e ancora due per il tettuccio a spioventi.
Ne risulta quella sorta di «casetta»,
aperta sulla fronte, molto tipica,
che a tutti sarà sovente capitato di incontrare
(ad esempio: sulla porta delle abitazioni
o fissata ad un albero o issata su di un palo
o in molte altre, diverse, sistemazioni).

Per tagliare e inchiodare le poche assicelle
che compongono il tempietto non è necessario
l'intervento di un artigiano specifico,
per questi lavori, infatti, sono sufficienti le abilità
e le competenze più elementari che per tradizione
erano esistenti all'interno della famiglia contadina.

Una reticella metallica, una latta ritagliata e verniciata,
servono come protezione dal vento e dalla pioggia.

La povertà dei materiali e dei mezzi testimonia
sull'origine popolare e spontanea
non solo del tabernacolo ligneo stesso,
ma del tabernacolo devozionale in genere,
in quanto quello ligneo è da considerarsi
la situazione originaria che di solito dà poi vita
a successivi, più solidi, insediamenti in muratura.

Nello stesso tempo la sua forma semplicissima
va vista come una sorta di «struttura primaria»
a cui si richiamano le forme di tutti i tipi
di tabernacolo devozionale,
anche quelle più complesse in muratura.
Spesso il tabernacolo ligneo è posto ai bordi di un campo,
issato su di una breve asta.
Altre volte è posto alla diramazione principale
di un grande albero.
Altre volte ancora è issato su di un paletto
all’interno di un orto.
Capita di vederne anche appesi a segnali stradali.
La dimensione dei tempietti
è quella utile a raccogliere una immagine
di ceramica policroma
del tipo emiliano-romagnolo.
Quando il tabernacolo si presenta privo dell'immagine
vediamo però altri segni come due fiori disposti in croce,
o un accumulo di immaginette di carta,
o la costruzione di un nuovo tabernacolo
accanto al più antico, fatiscente,
che tuttavia viene conservato:
sono segni che persuadono a considerare la sacralità
del luogo di esposizione più significativa della sacralità
della stessa immagine esposta.
Maria Cecchetti.


Targhetta in ceramica policroma
della B. V. delle Grazie di Boccadirio.
(produzione toscana, secolo XX).
Tabernacolo ligneo,
Appennino toscano.

Foto M. Cecchetti, 1979.

Targhetta in ceramica policroma
della B. V. delle Grazie di Boccadirio
(produzione toscana, secolo XX).
Tabernacolo ligneo,
Appennino toscano.

Foto M. Cecchetti, 1979.

Targa in terracotta ingobbiata
con policromia sotto vetrina
della B. V. del Piratello di Imola.
(Manifattura Bucci,Imola, secolo XIX).
Tabernacolo ligneo,
Appennino toscano.

Foto M. Cecchetti, 1980.


Appennino Bolognese, foto M. Cecchetti, 1980.


Un tabernacolo ligneo ai bordi di un campo al tempo della mietitura.
Si tratta di una xilografia del secolo XVI che illustra il mese di giugno
nel calendario liturgico di un messale
(Biblioteca Comunale dell'Archiginnadio, Bologna)