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| I passi | |
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tabernacolo del
"Passeggere", |
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il Santuario di Boccadirio: il Passeggere. Raccontiamo del tabernacolo del Passeggere che si incontrava sulla via del pellegrinaggio al santuario di Boccadirio dellAppennino Tosco-Emiliano. Dalle valli del Savena e dellIdice, in territorio bolognese, fino a metà del secolo XX , a Boccadirio si andava a piedi, una volta lanno; il ricordo di questi pellegrinaggi è ancora vivo nel racconto di alcuni anziani testimoni. Un sentimento di attesa era suscitato nei più piccini proprio da questo racconto, ripetuto durante le veglie dei lunghi inverni. Ma, solo sul finire dell'estate, ogni anno, in naturale sincronia con i cicli stagionali, prima dell'«0ttava» di settembre, preparati cibi e abiti, si abbandonava il lavoro dei campi per partire in gruppo una mattina, con le stelle ancora nel cielo. Alcuni anziani insigniti del titolo di guidoni avevano il compito di accompagnare i gruppi lungo sentieri inusitati che da Monghidoro e dai borghi vicini confluivano ad un pianoro, poco sopra a Ca' di Borelli. Qui, all'ombra di un grande acero in prossimità della confluenza delle sorgenti del Savena, si prendeva fiato prima di affrontare il sentiero per il valico verso la valle del Setta. I guidoni erano i depositari ufficiali di tutta la tradizione rituale, compreso il suo «racconto». Ma il narrare ha le sue leggi che sono la metafora, il mito, il simbolo, l'allegoria. Perciò nessuno si immagini di poter ridurre il racconto dei pellegrinaggi a Boccadirio ai suoi meri significati oggettivi. Ascoltando notiamo che il passaggio dalla «cronaca» al «racconto» è segnato da un deciso cambiamento di registro: esauriti i riferimenti di sapore quotidiano, quali il clima, il paesaggio, gli abiti, i cibi (fra questi si ricordano ghiotte collane di zuccherotti che i più piccoli sgranocchiavano lungo il cammino, quasi in sincronia con le «corone di Rosari» recitati dalle loro nonne); esauriti anche i riferimenti ai momenti liturgici, cioè le messe e i sacrameni al santuario, a questo punto il narratore si lascia trasportare verso una dimensione più leggendaria, simbolica sulla sacralità del pellegrinaggio stesso. Fra tutti gli episodi il più raccontato è quello del miracolo di Merlone; questi, un monghidorese, malgrado avesse bisogno delle stampelle per camminare, volle anche lui andare a piedi a Boccadirio e ne tornò guarito. Chi narra dà molto risalto alla coincidenza che lega l'evento miracoloso al luogo del suo manifestarsi: «il Passeggere». Nel viaggio di andata, dopo un sentiero in faticosa salita fra tenebrosi boschi, qua e là interrotti da carbonaie , il Passeggere segna il primo contatto visivo con la meta; al ritorno segna il momento del commiato: due varianti collocano l'episodio nelle due diverse circostanze; la versione che ha maggiore credito è la seconda. Si racconta che Merlone, sulla via del ritorno, giunto al Passeggere, abbia guardato un'ultima volta verso Boccadirio, dicendo: «Madonina, se vuoi, sei ancora buona», dopo di che sentì che poteva camminare libero... La preferenza per questa versione potrebbe spiegarsi semplicemente con una migliore attendibilità delle testimonianze (a Monghidoro vivono tuttora i pronipoti del nostro eroe Merlone), ma altre storie di guarigioni portentose a Boccadirio fanno coincidere il «miracolo» con il momento del commiato, e propongono una più complessa interpretazione che chiama in causa l'episodio evangelico dei pellegrini di Emmaus: anche per essi il momento della Rivelazione è sulla via del ritorno. I nostri racconti monghidoresi ci dicono infatti che a Boccadirio, come ad Emmaus, possiamo andare in piacevole compagnia, e cenare, e ritornare comunque contenti, ma al ritorno c'è una soglia oltre la quale non possiamo proseguire senza aver fatto la nostra scelta: o di oblio o di conversione. Questa soglia, ovviamente, esiste solo fra quelle cose che si «sentono nel cuore», ma senza negare un tocco di ironia nel chiamare in causa una disciplina tanto poco sentimentale ciò è sufficiente a costituire una «soglia» topologica; dopo di che viene la capacità poetica che non incontra difficoltà di sorta ad assegnarle una sua metrizzazione, proiettata sul confine geografico. Il Passeggere segna infatti per il pellegrino una discontinuità fra due spazi qualitativamente distinti; sulle dinamiche di questa discontinuità si evolvono le forme simboliche della pulsione religiosa, fino alla testimonianza del miracolo. Inoltre e per tornare un poco coi piedi sulla terra diremo che, nel nostro caso, coincidono anche implicazioni biofisiche, tali da alimentare il racconto con una sempre possibile rinnovata esperienza individuale: il Passeggere segnava, sia all'andata che al ritorno, l'inizio di un cammino più agevole in discesa, riproducendo quindi per tutti la sensazione di rivivere il miracolo. Sul luogo fu eretto un tabernacolo che esponeva, attorno ad un'immagine di Maria, oltre alle stampelle di Merlone, altri ex voto. Qui facevano capo molti rituali, i cui segni riconosciamo come consueti: recita di rosari, mazzi di fiori, lumi accesi; altri, invece, misteriosi per gli stessi protagonisti, come il depositare un sasso raccolto alla partenza. C'era raccontano chi ne voleva portare di molto grossi, o chi ne portava tanti quanti erano i parenti rimasti a casa; molti si fermavano per cercare di riconoscere quello lasciato l'anno prima... Tutto lascia intendere che il tabernacolo di Merlone era destinato a divenire un nuovo santuario; ma il nuovo modo di viaggiare ha condotto il pellegrinaggio per ben più agevoli strade, interrompendo questo potenziale processo. M.Cecchetti |
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| (da: M. CECCHETTI, I santi officinali,
Historiae salutis, raccolte lungo i sentieri di Monghidoro, e loro topologia, in Mons Gothorum,. Monghidoro: la sua gente il suo territorio dal medioevo ad oggi, Castelmaggiore (BO), 1988. |
