Queste
costruzioni vengono chiamate: tabernacolo, maestà,
capitello, verginina, santella
Ma in Emilia -
Romagna, il loro nome è: pilastrino. Alla parola pilastrino
associamo un oggetto ben noto, incontrato mille volte
lungo le vie: un piccolo edificio le cui forme ricordano,
in dimensioni ridotte, quelle di un campanile. Uno
zoccolo sorregge un fusto a sezione quadrata su cui
poggia un tempietto a una, o tre, o quattro nicchie,
coronato da una cuspide desinente in una croce. In
macigno scolpito sono quelli lungo le vie dellAppennino
tosco emiliano, in muratura di laterizio invece quelli
della pianura, con possibili eccezioni e non rari casi di
muratura mista. Come per i campanili, a cui sembrano
ispirati, il loro profilo cambia con levolversi del
gusto, secondo un disegno dei dettagli e delle linee di
raccordo, ora più squadrato e ora più sinuoso, a
seconda delle mutevoli sorti vissute dal barocco
architettonico, e la cui forma complessiva più tipica
viene a definirsi nel 700.
Così come le targhe devozionali sono un prodotto
spontaneo, laterale, ma non secondario del lavoro delle
fornaci per il vasellame, allo stesso modo i pilastrini
escono, altrettanto spontanei, ma non senza un
accurato progetto, dalle fornaci per il materiale edile.
Le cornici modanate in tori, scozie, gole dritte e
rovesce, le mensole con modiglioni, i tempietti con
timpani curvi, rettilinei, mistilinei, le cuspidi dal
profilo agile, sono quasi sempre pezzi modellati
appositamente per ogni singolo pilastrino. Accanto
al lavoro seriale della produzione dei laterizi, le
fornaci riservavano uno spazio, più specialistico, per i
pezzi "su misura", fra questi immaginiamo non
fosse insolito mettere in lavorazione le varie parti
necessarie ad assemblare un pilastrino |
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Così
tipici da apparire tutti uguali, ad una più attenta
osservazione i pilastrini rivelano caratteri
diversi nella qualità della pietra o nel colore del
cotto, nel disegno dei particolari, oltre che nelle
modalità della muratura a vista o dellintonaco,
distinguendosi per aree territoriali, così che pilastrini
con quel particolare fusto cilindrico li possiamo
trovare nella zona di San Pietro in Casale, mentre certe
mensole a peduccio sono solo ad Argelato e certi mattoni
rosati, ben disposti "alla fiamminga",
sagramati e politi, formano il fusto in altre località. |
Posti in passato a catalizzare lattenzione
devota del passante, sono a noi ormai così usuali da non
risvegliare losservazione critica e di conseguenza,
purtroppo in molti casi, quel rispetto che le cose belle
di norma suscitano. Belli non sembrano, ora che sono
stati depredati dalle immagini, nascosti dai segnali
stradali, inclinati dallo scavo di una ruspa
indifferente, semi abbattuti dalla sbandata di un TIR,
scheggiati da sassaiole e schioppettate di chi un
bersaglio deve pur trovarlo. Ma pure capita di vederne
alcuni che non portano traccia di degrado alcuno, né
fisico, né morale. Sono in questi casi ancora con le
loro belle targhe settecentesche, hanno fiori e lumi
sulla mensola e piante decorative alla base; agili e
determinati, da alcuni secoli puntano le loro cuspidi
verso il cielo, ancora una volta a ripetere nello spazio
fisico quella tensione ascensionale propria dello spirito
delluomo, che lo costringere a immaginare che sia
in ogni caso "verso lalto" il luogo del
suo vero e ultimo destino.
Ma quel che conta è che i pilastrini oggi capita
di vederli censiti, fotografati, catalogati e raccolti in
pubblicazione a cura di qualche intelligente iniziativa
locale (operazione questa persuasiva più di qualsiasi
altra al recupero e restauro).
E certo: per i Pilastrini e le loro Madonnine
non è una storia finita.
(M.C.)
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