Segni della pietà popolare.

Testimonianze cristiane in territorio minerbiese.

Chiesa della Natività di Maria, Minerbio, Bologna, Via Garibaldi 40 .

14 settembre – 10 novembre 2002

Apertura: tutte le domeniche, dalle ore 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 18,00.

A cura del Centro Culturale "Giorgio La Pira" di Minerbio.


San Vincenzo Ferreri e Sant’Eurosia
Targa a rilievo in terracotta ingobbiata e invetriata
Plasticatore bolognese; sec. XVIII

La mostra nasce da un’idea che ha preso forma negli anni e che ha trovato ulteriore motivazione nella nota pastorale del Cardinale Giacomo Biffi: "il visitatore non distratto si avvede subito che Bologna canta la sua fede anche dai muri. Quante strade, quanti crocicchi sono vigilati dalla Madonna e dai Santi..." Da qui il censimento di tutte le immagini sacre del territorio minerbiese.

La mostra espone circa 200 foto e vari oggetti di devozione popolare.

L’allestimento è stato pensato in modo da suddividere la documentazione raccolta secondo le tipologie espositive, cercando di sottolineare lo stretto legame che unisce le immagini sacre al luogo della loro esposizione: la strada (oratori, pilastrini, tabernacoli arborei); la casa, la stalla, il fienile; i campi: le croci di maggio, i giardini...Una piccola sezione è dedicata alle "immagini scomparse".

Schede illustrative e didascalie analitiche aiutano il visitatore a seguire il percorso espositivo e a riscoprire con occhio nuovo molti piccoli particolari del paesaggio quotidiano.

Il censimento di Minerbio fornisce un contributo di grande interesse in quanto conferma la presenza nei secoli XVII - XIX di plasticatori di area bolognese, disponibili a soddisfare una richiesta locale interessata ad immagini mariane e santorali specifiche. Dai confronti su quanto censito emerge la grande varietà e ricchezza di questa produzione bolognese che ha dato vita a formelle di elegante modellato, con elaborate cornici, prodotte in semplice terracotta o con rivestimenti monocromi ad ingobbio e vetrina.

 

 

Uno sguardo dal cielo

Le Madonnine delle strade di Bologna
fotografate da Guglielmo Donini

dal 7 dicembre al 3 febbraio 2003
Salone del Casellario
Poste Italiane, Ufficio di Bologna Centro
Piazza Minghetti 4

Orari:
Dal lunedì al sabato: ore 08,00 - 18,30.
(chiuso nei giorni festivi)

  La mostra propone alcuni bellissimi ingrandimenti scelti fra le innumerevoli inquadrature messe a fuoco dall'obiettivo che Guglielmo Donini da più di trent'anni punta verso gli angoli dimenticati del paesaggio urbano bolognese.

Francesco Cavazzoni, agli inizi del lontano secolo XVII, disegnò con cura per raccoglierle nella sua “Corona di Grazie”, unite su alcuni libretti, tutte le immagini di Madonna esposte in tabernacoli lungo le vie di Bologna.
Dopo di lui nei secoli XVIII e XIX, altri devoti “collezionisti di immagini” realizzarono album con le riproduzioni incise di queste “Madonnine” bolognesi, alcuni di questi album o cartelle sono ancora conservati presso le biblioteche storiche della città.
Con l’avvento della fotografia è mutata la tecnica di riproduzione delle immagini, ma non è variato lo spirito di devoto collezionismo che ha animato altri bolognesi, attratti da queste familiari, e misteriose ad un tempo, immagini mariane.
Bisogna giungere al 1957 per poter leggere la prima pubblicazione sull’argomento, curata da padre Raule: I tabernacoli nelle nostre vie, in “Strenna Storica bolognese”.
Poi si sono susseguiti studiosi di storia locale, gruppi di ricerca culturale, gruppi di studio nelle classi scolastiche, che nel tempo si sono occupati individualmente e separatamente (anche se animati da un comune sentire) di queste sempre più fragili tracce della devozione popolare in Bologna.
Fra tutti questi il lavoro di Guglielmo Donini oggi si presenta di particolare pregio per la qualità delle riprese fotografiche che non solo è ottima dal punto di vista strettamente tecnico, ma possiede un quid in più che la passione disinteressata le ha conferito.
Ma soprattutto il censimento di Donini essendo stato condotto nell’arco degli ultimi trent’anni – che sono quelli del degrado – fornisce una documentazione preziosissima per chi volesse “pubblicare” questo patrimonio, dove per “pubblicazione” si intende non solo quella a stampa, ma qualsiasi altra forma di catalogazione o censimento pubblico che dia “visibilita” a questo prezioso e vulnerabile aspetto della storia di Bologna.
(M.C.)