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Il
Centro Culturale Giorgio La Pira di Minerbio
(Bologna) in occasione della mostra Segni della
pietà popolare (cfr. Mostre) ha provveduto al restauro di
alcune opere del territorio fra cui lantica Madonna
del Melo. |
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Madonna
del Melo |
Il restauro della Madonna del Melo
(di Lucia
Vanghi)
Limmagine: |
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Stato
prima del restauro: |
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| Indagini e sondaggi: Prima e durante i lavori lopera è stata analizzata ed è risultato che era già stata oggetto di almeno due precedenti restauri: uno eseguito plausibilmente verso la metà del 600, laltro nella seconda metà del secolo scorso. - Il restauro del 600 fu probabilmente reso necessario da spaccature apertesi sul lato sinistro e da degrado della superficie dorata e policroma. Limmagine fu quindi resa più solida affogandola nel gesso dentro una cassetta di legno, utilizzando anche della stoppa come riempimento di schiena e una mistura a base di cera per gli incollaggi. La fessura a destra venne raccordata consumandone i bordi, e adattando il modellato del lembo inferiore del manto. Venne rifatta la coloritura del fondo applicando un azzurro su una nuova preparazione rossa, nonché la doratura della cornice, delle aureole e del bordi delle vesti. Il risultato fu di restituire solidità alloggetto, ma con asimmetrie nella ricomposizione delle parti, e con sconnessioni fra i piani del modellato. Linsieme venne poi inserito in una ancona lignea decorata a finto marmo e munita di vetro anteriore. -Il secondo restauro, databile allultimo dopoguerra, fu probabilmente reso necessario da ulteriori fratture e dal deterioramento della superficie pittorica. Questa volta lincollaggio fu eseguito con mastice sintetico, senza smontare completamente lopera. La superficie fu decorata di nuovo con pesante vernice azzurra e porporina. |
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Criteri del
restauro: |
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| I lavori: Lopera è stata smontata in tutte le sue parti. Per liberare limmagine dalla cassetta si è dovuto estrarre una grande quantità di chiodi, consumando poi lentamente i diversi ancoraggi che bloccavano il retro del bassorilievo alla tavola di fondo, fino ad ottenere 7 pezzi separati; quindi, dopo aver contrassegnato i punti di contatto, sono state eliminate le stuccature più grossolane e le tracce dei vecchi incollaggi. Una accurata pulitura è stata estesa a tutte le superfici, mantenendo le tracce più antiche di doratura e quelle (molto scarse) dellazzurro secentesco. Tutti i pezzi sono stati poi consolidati e in seguito ricomposti con laiuto di una schema su carta millimetrata e riapplicati sul piano di legno. I margini della cassetta, opportunamente trattati, sono stati bloccati al fondo mediante viti, per rendere reversibile il montaggio. Le crepe scomposte sono state stuccate e le piccole lacune del modellato sono state integrate con raccordi analogici. La policromia complessiva è stata completata rapportandosi al colore rosso terracotta che costituiva lo strato più profondo ed esteso delle vecchie coloriture; si è integrata infine la doratura delle aureole, della cornice e di alcuni particolari decorativi che ne presentavano tracce antiche. In particolare va detto che delle due stelle negli angoli in alto era leggibile solo quella di destra, a sei punte; durante la pulitura del fondo si è però trovata traccia, sulla sinistra, di una stella a otto punte, che è stata pertanto di riferimento per quelle attuali. Nessuna integrazione è stata apportata in zone con abrasioni (forse dovute a tropo drastiche puliture) che hanno intaccato in profondità il modellato, così come sono stati lasciati vuoti i due spazi laterali allo stemma nella predella, dove profonde incavature hanno cancellato gli ornati originali. |
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| I materiali: - pulitura: alcool isopropolico; acqua demineralizzata e acetone (1/1); Neo-desogen; - consolidamento: resina acrilica in soluzione al 10%; - fissaggio di superficie: resina acrilica in emulsione al 3%; - assemblaggio: malta a base di calce demineralizzata, polvere di quarzo, caolino micronizzato, resina acrilica in emulsione; mastice Uhu extra; tessuto-non-tessuto; - stuccature: Polyfilla per interni; - restauro pittorico: acquarelli W&N in gelwatol al 3%; - struttura lignea: Permetar in petrolio (atitarlo); diluente nitro a. (pulitura); Paraloid B72 al 20% (consolidamento); gommalacca (finitura di superficie). Lucia Vanghi |
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Lucia Vanghi, via S.Isaia 17, 40123, Bologna tel. 051 581498 e-mail: lucia.vanghi@libero.it |
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| Nella
storia della ceramica devozionale (di Maria Cecchetti) |
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| Nella
storia della ceramica devozionale il modello plastico
della Madonna del Melo ha goduto di una
particolarissima fortuna. Ignoto è lautore, probabile scultore lombardo attivo tra la fine del sec. XV e linizio del sec. XVI. Per questa immagine non si conosce un suo eventuale marmo-originale, ma moltissime repliche in terracotta e stucco, già diffuse dagli inizi del secolo XVI. Gran parte di queste sono ancora esposte in tabernacoli devozionali ed anche quelle conservate in collezioni private o in musei provengono da esposizione esterna. B.V. del Battiferro, Bologna. |
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| Le prime
repliche in ceramica policroma vengono datate alla fine
del secolo XVI e agli inizi del successivo; si tratta di
bei rilievi in terracotta rivestita ad ingobbio graffito,
con policromia a ferraccia e ramina e rivestimento in
vetrina, opera di botteghe carpigiane. In particolare
questi rilievi presentano belle incorniciature a
tempietto, con delfini o draghi nel timpano. Targa
a rilievo in terracotta ingobbiata e graffita. |
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| Di poco
successivi sono gli esemplari delle fabbriche imolesi,
dove lincorniciatura è più semplice, le
dimensioni sono un po ridotte e nella figura del
Bambino è stata apportata una variante nella posizione
del piede destro, non più puntato verso lalto in
un movimento naturalistico e vivace, ma steso e allineato
al profilo della gamba, secondo un disegno più di
maniera. Targa a rilevo in
terracotta ingobbiata |
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| Il modello non fu mai abbandonato dalle fabbriche imolesi e romagnole che lo hanno perpetuato fino ai nostri giorni, portando tutte le possibili varianti alla forma dellincorniciatura e nella scelta dei motivi policromi. |
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Molte sono le immagini mariane con questo modello iconografico
venerate in Emilia-Romagna; nellelenco che presentiamo
sicuramente incompleto- sono purtroppo molti i casi in cui
limmagine originale è stata trafugata:
Beata Vergine del Battiferro (o dellOlmo),
S. Girolamo dellArcoveggio, Bologna |
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